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KENNETH TYNAN, ideatore di Oh! Calcutta!, nacque a Birmingham nel 1927. Dopo la laurea in Letteratura Inglese a Oxford, diresse alcune produzioni teatrali e televisive inglesi. Nel 1951 collaborò alla testata The Spectator in qualità di critico teatrale, dal 1952 al 1953 svolse la stessa funzione  presso l’Evening Standard, e tra il 1953 e il 1954 per il Daily Sketch, prima di approdare definitivamente a The Observer (1954-63). Fu curatore di sceneggiature per la Ealing Films (1955-57), e produttore per la televisione inglese ABC-TV di un programma artistico quindicinale dal titolo Temp (1960-62). Tra il 1958 e il 1960 sospese la sua collaborazione con The Observer per lavorare come critico teatrale per The New Yorker. Su invito di Sir Laurence Olivier, nel 1963 cominciò a collaborare con il National Theatre come suo primo direttore letterario; nell’ottobre 1964 tornò all’Observer nel ruolo di critico cinematografico, ruolo al quale rinunciò nel 1966. Dal 1968 contribuì ad una rubrica dell’Observer intitolata “Urla e Mormorii”, dalle cui colonne dava il suo personale punto di vista sulla scena culturale. Tynan, che ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro la censura teatrale in Inghilterra, fu uno strenuo sostenitore di Soldiers di Rolf Hochhuth, che lui co-produsse a Londra nel 1968, non appena la destituzione dal potere di Lord Chamberlain lo rese possibile. A parte le sue attività giornalistiche e teatrali, Tynan appariva di frequente sulle reti della televisione britannica, e nel 1968 scrisse e apparve in One Pair of Eyes, un programma televisivo della durata di 45 minuti, che trattava della sua esperienza alla Oxford University. Tynan è autore dei libri: He That Plays the King (un saggio sul teatro), Alec Guinness (una biografia dell’attore), Persona Grata (una raccolta di profili con foto di Cecil Beaton), Bull Fever (sulla tauromachia), Curtains (una raccolta di critiche teatrali) e Tynan Right and Left (un’ulteriore raccolta di recensioni e critiche). È stato membro della Royal Society of Literature.

THE OPEN WINDOW

PETER SCHICKELE frequentò la Scuola di Musica di Juillard, ma disonorò la sua alma mater dedicando gran parte del suo tempo alla scoperta di P.D.Q. Bach, di cui presentò la musica improbabile dai palchi dei suoi concerti in tutti gli USA, e attraverso tre dischi Vanguard. Inoltre compose e curò gli arrangiamenti per molti dischi di Joan Baez, e scrisse musiche per numerosi ensemble, film, commedie e feste.

STANLEY WALDEN, in qualità di clarinettista e di pianista ha suonato praticamente ogni tipo di musica conosciuta in Occidente, dall’Opera Metropolitana ai matrimoni nel Bronx. Ha scritto le musiche per il successo di Broadway Scuba Duba, ha collaborato con l’Open Theatre, è stato attore, danzatore e ha frequentato la facoltà di Juillard.

ROBERT DENNIS laureatosi alla Scuola di Musica di Juillard, ha trascorso un anno in Francia con una borsa di studio Fulbright. La sua produzione include canzoni melodiche e di rock ‘n’ roll ed anche musiche di ispirazione classica. Alla fine degli anni ‘60 creò degli arrangiamenti per Judy Collins e scrisse la musica di accompagnamento per la commedia Endicott and the Red Cross di Robert Lowell.-

 

alcune foto delle precedenti edizioni

 

Original Cast Album

 

Sacro Clovis !

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U n tempo, grazie ad una Compagnia Americana impiantata agli Champs Élysées, l’attore Fess Parker cambiò il suo nome in Fier Parker.

I tranquilli distributori delle nostre regioni furono rassicurati. Se un manipolo dinamico avesse avuto il «noleggio» della pellicola in quel periodo tra il lusco e il brusco che era l’underground, si sarebbe certamente convinto il direttore di sala ad annunciare l’eroe con il nome di Bitt Waterman. Che complicazioni per rendere omaggio a Clovis Trouille! Dal suo vero nome, Camille, quasi una tisana; dal suo cognome, Trouille, una constatazione di sconfittta. Ecco il pittore che nei paesi anglo-sassoni è diventato un simbolo erotico: beninteso, lo diventò per caso, e a 82 anni suonati, all’Eden Theatre di New York nel 1969.

Che lezione di umiltà! «Non bisogna seguire nessuno», afferma Trouille: André Breton, il profeta di Clichy, lo citava come esempio perché rifiutava di separarsi dalle sue tele per venderle. Erano i frutti pesanti della sua immaginazione, i regali del suo Indoustan interiore. 1923. Al Museo del Louvre una bella indù passa con andatura lenta, sottolineata dalle pieghe del suo sari trasparente. 1946. Nel suo atelier delle Buttes-Chaumont, Clovis Trouille la dipinge traendola dalla memoria, la vede più nuda che naturale. Con pazienza, tatua su ciascuna delle natiche una fogliolina verde. Scrive questa esclamazione a titolo della sua tela: «Calcutta! Oh! Calcutta!».

Trouille, un’adolescenza al “Cabaret du Chat Noir”, a due passi da  Élysée-Montmartre, ai tempi delle sciarade e delle approssimazioni. Sì, Alphonse Allais vi si abbeverava. Un servizio militare a Parigi alla Scuola che portava lo stesso nome, nel VII arrondissement, ma al confine con il XV. Dei sogni di case molto chiuse. La mano delle care sorelle, tanto patriote a quei tempi, in mutandoni alla zuava. Nei profumi di opopanaco, di paciulì e di ylang-ylang, la Francia convalescente nel 1910 preparava le armi per la rivincita. Quella di Clovis non è la baionetta ma il fallo. Vi abiterà fedele lungo tutte le sue 116 tele, malgrado le vicissitudini della Storia.

L’America ci rinvia, dopo il trionfo «Oh! Calcutta!» i rilievi del pittore nati sul nostro bitume. Ah! Se al Louvre avesse incontrato una malese, senza alcun dubbio il titolo di oggi sarebbe stato un altro, e quella che avrebbe avuto la premonizione del terzo mondo come del quarto, avrebbe lanciato al pittore e all’uomo ingenuamente innamorato: «Preferisco Tombouctou».

Honoré Bastel (maggio 1971)